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MEMORIE DI UN ASSASSINO

“Memorie di un assassino” rappresenta qualcosa di molto importante per l’autrice. Non soltanto perchè legato alla genesi del suo esordio, ma soprattutto perché si ricollega ad un altro lavoro che sta vedendo, lentamente, la luce e che non sarà un racconto e neanche un romanzo ma un’analisi dettagliata di uno dei casi più eclatanti  di cronaca nera che ha sconvolto il paese negli ultimi cinquant’anni. In “Memorie di un assassino, si è tentato di  riassumere,  in maniera volutamente plastica,  la genesi  psicologica di un potenziale assassino seriale, concentrandosi sulla nozione di causa e effetto, sulla continuità logico –  sequenziale degli eventi, non priva, però, come consuetudine nello stile dell’autrice, di richiami all’ onirismo, all’ambiguità del ricordo, alle trasparenze che l’animo umano mostra in controluce. In “Memorie di un assassino”, si è cercato di armonizzare una serie di flashback in un gioco di sequenze incrociate, “immagini ricordo” che si alternano nella voce unica e narrante  del protagonista, tentando di rispettare il ruolo empirico del tempo, sempre per contestualizzare il racconto all’interno di un plausibile percorso di  causa – effetto.

DALLA POSTFAZIONE DI BARBARA BARALDI:

“L’Oscurità di una notte senza luna accompagna i passi del protagonista di “Memorie di un assassino”. Il fantasma di una colpa lo segue come un’ombra, eco di pensieri neri custoditi in silenzio. Velati rimandi a fumetti (impossibile per me non pensare a una celebre e bellissima storia di Dylan Dog), cinema (una mano guantata molto “argentiana” e letteratura ( “l’ombra rossa della morte” mi ha ricordato un suggestivo racconto di Edgar Allan Poe). Una successione di immagini: l’ultimo banco in una vecchia scuola di periferia sbiadita negli anni sessanta, un muro grondante sangue, poliziotti che fanno domande e una vecchia vasca da bagno da cui esce solo acqua fredda. Una busta sottile di nylon gonfia di oggetti. Eccoli:sono tutti quelli che ci siamo portati dietro lungo questo viaggio tra i vicoli scuri di città senza nomi, di corridoi illuminati da un sole malato….”